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La Voce dell'A.LP. - Numero 14 - S.O.S. Quinta Macchine '61/'62 (Marcello Barberis)
L'imbeccata è di Manzini Pietro, quest'anno, alla Madonna del Monte/2.
Dice Pietro, presentandomi al tavolo: ".Barbún (così mi ha sempre chiamato) avrebbe dovuto fare il giornalista umoristico; è bravissimo nel tratteggiare con due parole il carattere di una persona."; in quel momento ho pensato che avrei scritto una supplica.
Il giornalista umoristico non l'ho mai fatto e non ho mai fatto neppure il navigante, cosa che mi ha lasciato rimpianti a non finire e che mi ha portato ad aderire con entusiasmo all'A.L.P.
Ho fatto altri lavori, con un unico tema conduttore: la vendita. '63-'67 Olivetti e dal '68 a tutt'oggi prodotti alcolici, con cui vivo in simbiosi tant'è che alla Madonna del Monte sono l'unico che, dopo il caffè, penetra in cucina e si fa dare un whisky.
Vabbeh, qual è il punto?
Il punto è quello di dissacrare un luogo comune, in base al quale il lavoro nobiliterebbe l'uomo.
Chi nobilita l'uomo è la scuola. La scuola è un meccanismo perfetto, è l'unico momento nella vita di ognuno in cui si gioisce perché un compagno ha preso un bel voto o perché è stato promosso. Per contro non esiste l'invidia, sostituita da sana emulazione allo scopo dichiarato di cercare di costruire tutti assieme una classe "forte" e che sia da esempio per quelle che verranno.
Ne parlo usando il presente, magari oggi non è più così.
E poi l'amicizia. Cosa potrebbe mai minare l'amicizia dei tempi di scuola? Interessi divergenti? Mors tua vita mea? Sono tutte cose che verranno, purtroppo, col lavoro.
Non ho fatto il militare, magari in caserma è la stessa cosa.
Nel lavoro uno gode se fanno il culo a un collega e, con l'andare del tempo, non è nemmeno più capace di vergognarsene; succede così anche con le prime seghe e con le successive. La scuola nobilita l'uomo, il lavoro lo abbrutisce.
Il lavoro non lascia amici, solo ex colleghi; la scuola genera coesioni forti a struttura piramidale e in cima a questa piramide c'è l'A.L.P., qualcosa di speciale, di unico, forse di unico al mondo. Io non avrò mai navigato ma ho viaggiato molto e non ho mai sentito che esista niente di simile.
Ora capirete la necessità intima del mio S.O.S. e l'amarezza di non ritrovare i miei compagni di classe nelle poche occasioni che si presentano (l'ultima volta alla madonna del Monte/2 c'era solo Manzini Pietro): e tutti gli altri? Dov'è finita la mia splendida classe?
Iniziamo a fare l'appello.
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Antoine Dietrich, Giorgio |
Presente a Giusvalla e a Vado; e poi? Dissidente? |
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Balestrino,
Giancarlo |
Presente
solo sulla Costa; è diventato un orso, bisogna stanarlo |
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Barberis,
Marcello |
Lo
scrivente; assente giustificato a Santuario |
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Barra,
Bruno |
Presente
solo a Vado, anche lui dissidente? |
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Bozzo,
Franco |
Mi hanno detto che l'hanno
trovato morto, a Cuba? A Genova? Non importa, me ne dispiace infinitamente |
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Briano,
Nicolò |
Dicono che continua a
navigare, beato lui |
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Gay, (?) |
Dove sarà
finito, l'asceta di Garessio? |
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Ghiso,
Lorenzo |
Presente
solo sulla Costa, ma abita a Firenze |
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Ilberti,
Ermanno |
E'
segnalato a Mondovì, a fare il nonno; bisogna insistere |
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Lupi (?) |
Che fine
ha fatto? |
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Manzini,
Pietro |
Sempre
presente |
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Moras,
Gianfranco |
Che fine
ha fatto? |
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Nervi,
Edilio |
Assente
giustificato alla Madonna del Monte/2 |
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Ombra,
Furio |
Presente
solo a Vado, anche lui dissidente? |
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Polizzi,
Mario |
Ci ha
lasciati, ormai troppo minato dagli psicofarmaci |
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Schenone,
Giovanni |
Presente
solo a Vado, anche lui dissidente? |
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Sensoli,
Giovanni |
L'ho
incontrato a Savona 20 anni fa, mi ha parlato di un'attività in proprio
finita male; che fine ha fatto? Non lo si poteva aiutare? |
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Zanellato,
Adriano |
Lo vedevo
al bar Ritz, poi uno stupido l'ha investito sul motorino |
Datemi una mano: non sono sicuro di aver contato tutti: possibile che fossimo solo in 18?
A Savona abitano di sicuro Antoine, Barra, Ombra e Schenone (quelli che non si vedono mai), e io, per una cosa unica come la costituita A.L.P. e le sue poche occasioni conviviali all'anno, andrei in capo al mondo pur di poter passare una mezza giornata con i vecchi amici, per una full-immersion in 50 anni fa, a sfidare memoria e rincoglionimento. E perché, invece, quelli di Savona non vengono? So che ci sono state delle polemiche; due o tre anni fa ricevevo in copia delle mail di botta e risposta che non leggevo perché mi amareggiavano. Ho letto invece un piccato commento di Bovolo, che ho condiviso: le scissioni lasciamole fare ai politici, noi siamo gente seria.
In discussione mi sembra ci fosse Franco Recagno: come può aver torto uno che ha scavate sul viso sensibilità e dolcezza? Spero sia rientrato tutto. Ma Antoine, Barra, Ombra e Schenone sono scissionisti? Ma no, per me, oltre che amici, sono dei figliol prodighi: torneranno.
Non so, ma ho come l'impressione che i fighetti di coperta siano più compatti.
Comunque, che cazzo di classe eravamo! E che cazzo di insegnanti!:
Ruggero, Dr. Ing. Salvatore; Minuto, Prof.sa Maria; Saettone, Dr. Ing. Giorgio; Pizzolato, Prof. (?)
Bodupe, Prof. Ezio; Scarella, Prof. Aldo; Sciutto, Prof. Stefano, Sciuste per i suoi fan aspiranti ferroscultori e per le sue fan tedesche; Digiannantonio, Prof. Asmondo; Rosso (Don), Ing. Prof. Rinaldo, che l'Ing. Taramasso nei corridoi salutava: ".ciau, prêve."
E parlo solo della quinta; pensate ai fior di insegnanti che non avevano materie d'esame; ve li ricordate il Prof. Chelazzi, il Prof. Sorrentino, La Prof.sa Rosso, il Prof. Marchiano, la Prof.sa Lanzafame che mi avrà pur rimandato, ma di cui ero innamorato e che mi ha poi tradito col marito rimanendo incinta.
Ma torniamo ai compagni di classe; finita la seconda ci si divide, alcuni vanno a fare i fighetti di coperta, altri si ritirano per motivi diversi. Della seconda ricordo Errera, e il viareggino Rosetti, e Corsiglia, e Caporossi, e Bogliolo, e De Benedetti. Proprio questi ultimi due sono magicamente comparsi quest'anno alla Madonna del Monte, il primo dagli States e il secondo dalla Valbormida, per dire che, se continuiamo a cercare, magari un bel giorno spuntano anche Bey e Salvatico, chissà.
Dalla terza in avanti la coesione sarà ovviamente sempre più profonda e la quinta ci vedrà, a 19 anni, uomini fatti; oggi i maschietti, a 30 anni, sono ancora da fare, vuoti come canne d'India.
E concludo, con tre episodi avvenuti in tempi in cui il buonismo e Veltroni non erano ancora nati; e poi quale buonismo? Gli sfottò fra noi erano ferocissimi e non si facevano prigionieri. Gli episodi mi riguardano personalmente e mi piace descriverli con la levità che meritano.
In seconda, primi giorni di scuola. Io ero nuovo, venivo da una prima fatta a Genova e da un paesino dell'Alta Valbormida. La Minuto aveva due ore separate dall'intervallo. Mia madre mi aveva infilato qualcosa nella cartella che stavo sbocconcellando. La Minuto se ne accorge e mi sbatte fuori, con nota sul registro. Nell'intervallo Manzini Pietro mi chiede da dove venissi e a che ora mi fossi alzato; da Osiglia, alle 5. Ci penso io. Subito dopo il rientro mi chiamano; la Minuto mi revoca la nota e mi chiede scusa. Che gran donna. Era successo che Manzini le aveva detto che lui per venire a scuola si alzava alle 8, io alle 5, e che era legittimo che avessi fame.
In quarta, terzo trimestre. In palestra. Balestrino e Barberis espulsi perché fischiano, con nota sul registro. Poteva voler dire andare a settembre con tutte le materie. Il Prof. Digiannantonio non era, politicamente, della nostra idea. A me mi chiamava P.P.P., Pier Paolo Pasolini. Il resto della classe parlotta, si cambia in fretta e sale prima di noi. Lo troviamo dal Preside, quella gran persona che rispondeva al nome di Ideale Capasso, a spiegargli quanto fosse stata irrisoria la nostra mancanza. La gran persona scuote il testone, annulla la nota senza dire una sola parola, facendo cenno a tutti di andarcene in classe.
In quinta, alla tradizionale cena di fine anno scolastico, presenti quasi tutti gli insegnanti. Io studiavo poco, ma alla fine dell'anno avevo recuperato quasi tutte le materie, con le quali mi sarei presentato all'esame di stato con dei sei e dei sette. Quasi tutte, le materie: non ero riuscito a studiare costruzioni e il Prof. Pizzolato voleva mandarmi all'esame con un bel tre. La classe lo stringe d'assedio: nei 20 giorni di intervallo avrei preparato la materia com'ero solito fare; in pratica garantivano per me, avallavano la mia cambiale, chiedevano un cinque, peraltro come unica insufficienza. Va bene, cinque sia, ma guai a tutti noi se l'avessimo preso per i fondelli. E io se nel frattempo ho preparato costruzioni e ne sono uscito con un sette, lo devo a tutti loro. E io avrei capito poi nella vita la valenza di un simile episodio, che ancora oggi al ricordo mi fa accapponare la pelle; e avrei capito quanto un simile episodio fosse estraneo al mondo del lavoro.
A presto!
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Marcello Barberis
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